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Per la prima volta, in occasione del 50° anniversario dell’alluvione di Firenze del 1966  viene presentata  un’opera multimediale completa che consta di:

13 documentari in 2 DVD

Opera nata dalla cooperazione con:

•  Archivio di Stato di Firenze
•  Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana
•  Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze

L’editore Leone Multimedia ha iniziato nel 1996 la documentazione multimediale della memoria  sull’alluvione di Firenze del 1966 col documentario:

“Firenze e l’Arno, le alluvioni di Firenze dal 1333 al 1966”

L’opera viene arricchita nel 2006 con 3 documentari sulla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e gli angeli del fango:

“La biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e gli angeli del fango”
“La biblioteca Nazionale Centrale di Firenze dopo il 1966”  
“La biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e il restauro dopo l’alluvione del 1966”

L’opera si conclude 2016 con la produzione di 9 documentari di cui 3 realizzati con la cooperazione dell’Archivio di Stato di Firenze:

“Firenze e il suo Archivio di di Stato: una grande storia”
“L’alluvione del 1966 nell’Archivio di Stato di Firenze. Dal disastro al recupero”
“L’Archivio di Stato di Firenze e il restauro dopo l’alluvione del 1966”

E 6 documentari realizzati con la cooperazione della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica per la Toscana, la collana “Una magnifica memoria. Gli archivi raccontano Firenze” presente nell’opera è composta da 6 documentari dove per la prima volta una telecamera documenta il contenuto di archivi privati e pubblici vigilati dalla Soprintendenza e che eccezionalmente hanno aperto i loro archivi, i documentari sono:

“La Soprintendenza Archivistica per la Toscana nei giorni dell’emergenza”
“L’ Archivio Bargellini”
“L’ Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze”
“L’ Archivio dell’ Istituto degli Innocenti”
“L’ Archivio Guicciardini”
“L’ Archivio Ginori Lisci”

 

Nasce così un’opera completa costituita da un cofanetto contenente 2 DVD con ben 13 documentari:

Firenze e l’Arno, le alluvioni di Firenze dal 1333 al 1966

Un viaggio a ritroso nel tempo: Il rapporto della città e il suo fiume attraverso dipinti, stampe, fotografie di vari periodi storici. Dalla città romana Florentia, col suo ponte di legno e lo scalo portuale in prossimità del tiratoio dei Tintori, alla storia dei ponti medievali, più volte abbattuti dalle micidiali piene dell’Arno. I mulini medievali situati presso le pescaie di S. Niccolò e di Santa Rosa assicuravano il pane alla città.
Fiorente era l’attività della pesca, da cui i fiorentini traevano sostentamento…
Nello specchio d’acqua tra il ponte Santa Trinità e ponte alla Carraia si tenevano feste popolari e spettacoli acquatici.
Ma nella storia dell’Arno troviamo il ripetersi di alluvioni:
ogni 24 anni una piena media, ogni 26 una grande, ogni 100 una straordinaria.
Ancora nelle strade e sulle chiese di Firenze ci sono le targhe con i livelli raggiunti dalle antiche alluvioni, che portano le date 1333, 1547, 1557, 1740, 1844.
Ben 20 minuti di straordinarie immagine dell’alluvione del ’66 filmate in 16 mm a colori.

 

Durata 41’  Regia: Massimo Becattini

Una magnifica memoria. Gli archivi raccontano Firenze.

La Soprintendenza Archivistica per la Toscana nei giorni dell’emergenza

La soprintendenza Archivistica e Bibliografica esercita una funzione  essenziale che è quella della tutela, cioè di protezione  e l’oggetto di questa tutela è la memoria depositata nella società,  in tutti gli aspetti che hanno  a che fare con la vita quotidiana delle  persone, degli enti, delle istituzioni e rappresentano la multiforme  varietà con cui le persone si mettono in relazione fra loro. Attività  culturali, attività sanitarie, attività istituzionali di governo del territorio, attività di impresa,  la famiglia è sicuramente una delle produzioni  di memoria più importanti con gli archivi nobiliari,  di famiglie che hanno avuto un rilievo sia economico  che politico,  negli archivi nobiliari ci sono le storie di personaggi importanti,  le donne le troviamo ben attive in questi archivi con le loro lettere, con le loro attività culturali spesso di promozione. Archivi delle istituzioni culturali: le antiche accademie seicentesche, la società delle belle arti, gli istituti della resistenza,  il Gabinetto Vieusseux. Nel documentario viene anche illustrata l’attività  emergenziale svolta dal soprintendente Giulio Prunai durante l’alluvione di Firenze nel 1966.

 

Durata : 12′ Regia Leandro Giribaldi

Una magnifica memoria. Gli archivi raccontano Firenze

L’archivio Bargellini

Il vivo ritratto del sindaco Piero Bargellini che nei giorni drammatici del novembre 1966 seppe guidare Firenze attraverso un’emergenza straordinaria. Bargellini aiutò con grande dedizione civica e umanitaria i cittadini colpiti dall’alluvione, coinvolgendo associazioni internazionali per gli aiuti economici e di prima necessità. Si impegnò in prima persona nello smistamento di viveri e medicinali, perfino dal suo appartamento di via delle Pinzochere. “Il palazzo del sindaco sarà l’ultimo ad essere restaurato!”, è una celebre dichiarazione di Bargellini che è sintomatica del suo spirito di servizio.
Il nipote Gregorio Nardi ne rievoca la figura con tratti vivaci ed episodi inediti appartenenti alla memoria della famiglia Bargellini.
L’archivio Bargellini conserva migliaia di lettere di cittadini fiorentini con richieste di aiuto indrizzate al sindaco. L’archivio Bargellini conserva anche molti carteggi, la corrispondenza di Bargellini con Giuseppe Ungaretti, Carlo Betocchi, Mario Luzi, Giacomo Manzù.

Durata : 19′, Regia Leandro Giribaldi

Una magnifica memoria. Gli archivi raccontano Firenze

L'Archivio dell'Opera del Duomo di Firenze

L’Archivio dell’Opera del Duomo contiene documenti di straordinaria importanza. Il manoscritto piu antico dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze è il “Mores Consuetudines Canoniche Florentine”, un libro che contiene le prescrizioni per tutto l’anno liturgico, e che è databile intorno al 1230. C’è poi un secondo manoscritto del 13° secolo, precedente alla costruzione di Santa Maria del Fiore e appartenente all’epoca di Santa Reparata, il necrologio del cimitero della canonica fiorentina, dove furono sepolti personaggi dell’epoca della così detta “Firenze di Dante”: Guido Cavalcanti, Farinata degli Uberti, Arnolfo di Cambio. L’archivio contiene anche la serie delle deliberazioni, fra cui quella famosissima che commissionò il David a Michelangelo.
Altro documento importante è il registro battesimale del Battistero, fino al 1920, unica fonte battesimale della città. L’archivista Lorenzo Fabbri introduce e illustra il viaggio all’interno dei preziosi documenti.

Durata : 18′, Regia Leandro Giribaldi

Una magnifica memoria. Gli archivi raccontano Firenze

L'Archivio dell’ Istituto degli Innocenti

L’Istituto degli Innocenti opera da quasi sei secoli a favore della famiglia e dell’infanzia.
Fu un importante lascito testamentario del mercante pratese Francesco Datini a determinare, nel 1419, i primi accordi necessari per la costruzione in Firenze di un grande Ospedale per i trovatelli.
L’archivio Storico dell’Istituto degli Innocenti raccoglie e conserva circa 13.500 unità archivistiche a partire dalla sua edificazione del 1419 .
Contiene delle serie archivistiche dette libri della Muraglia che documentano la fabbrica Brunelleschiana.
I volumi della serie balie e bambini che costituiscono la serie principale documentano l’attività assistenziale dell’istituto.
L’archivista mostra alcune cartelle di bambini introdotti nell’istituto nelle varie epoche con le varie tipologie di oggetti di riconoscimento che i genitori consegnavano insieme al nascituro, solo la metà e cui la funzione era , avendo i genitori l’altra parte dell’oggetto, di potere ritornare nell’istituto e richiedere il bambino.

Durata : 15′, Regia Leandro Giribaldi

Una magnifica memoria. Gli archivi raccontano Firenze

L'Archivio Guicciardini

La famiglia Bardi era di origine fiorentina, erano dei mercanti e poi Banchieri che nella meta’ del 1400 acquistarono un feudo nell’appennino sopra Prato che è il Feudo di Vernio.
Alla fine del 1700 il ramo della famiglia dei Bardi si è estinto. L’ultimo dei Bardi, Piero non aveva avuto figli, muore il 20 Marzo del 1810 e decide di lasciare tutti i suoi beni ai 2 giovani Guicciardini.
Prima della morte dell’ultimo membro del ramo dei Bardi, l’archivio di tutti i rami dei Bardi erano stati riordinati da un valoroso archivista, Francesco Casini, alla metà del ‘700 era stato incaricato dai 3 fratelli Bardi, di riordinare tutte le carte che riguardavano il Feudo e la famiglia.
L’archivio Bardi possiede anche un cospicuo fondo diplomatico, un fondo di circa 1000 pergamene la cui più antica è dell’anno 1000, una pergamena di acquisto di terre.
L’archivista mostra numerose pergamene di cui una datata anno 15 di luglio 1502, donata da Enrico 7 che autorizza Angelo Di Bernardo De’ Bardi all’utilizzo di una parte delle sue armi. L’archivio Guicciardini del ramo di Ferdinando e l’Archivio Bardi di Vernio erano dal 1810 custoditi al palazzo Guicciardini fino al 1966 , situati al pianterreno, furono gravemente danneggiati dall’alluvione. Circa 400 pergamene rimasero danneggiate , i documenti dell’archivio Bardi Guicciardini furono portati a Poppiano dove una squadra di angeli del fango lavorò per l’asciugatura e l’identificazione dei documenti.
Durata : 19′, Regia Leandro Giribaldi

Una magnifica memoria. Gli archivi raccontano Firenze

L'Archivio Ginori Lisci

L’archivio privato Ginori Lisci è un esempio di importante archivio di famiglia tanto che la soprintendenza archivistica l’ha dichiarato di interesse fin dal 1942, custodito a palazzo Ginori che fù costruito fra il 1516 e il 1520 su progetto di Baccio D’Agnolo. Introducono il documentario alcuni oggetti legati alla manifattura di porcellane di doccia come una grande lente ustoria che veniva utilizzata per convogliare i raggi solari per fondere le terre e fare la pasta di porcellana. L’archivio è costituito dalla serie delle pergamene che conservano i titoli di proprietà , i titoli di nobiltà, tutti gli aspetti certificativi della storia della famiglia e la serie amministrativa che documenta gli affari che riguardano la gestione del patrimonio. Seguono poi grandi serie di carteggi , sono le lettere che i personaggi della famiglia si sono scambiati. L’archivio contiene anche registri che provengono dalla famiglia bardi che sono una fonte eccezionale per la storia economica europea trecentesca.
Vengono esaminati i libri segreti del fallimento della compagnia dei Bardi e dei Peruzzi che avvenne nel 1345 e coinvolse tutta la finanza europea, un fallimento da un milione e mezzo di fiorini, 600.000 i Peruzzi e 900.000 i Bardi.
La figura di Tommaso Ginori, figlio di una Strozzi , attraverso un libro che si chiama ricordanze e le lettere di Alessandra Macinghi Strozzi con piccole perle di vita quotidiana e relazioni.
Uno squarcio di storia imprenditoriale che fa riferimento ad un grande personaggio della famiglia, Carlo Andrea Di Lorenzo, nato nel 1702, una grande mente imprenditoriale ed è lui che nel 1737 fonda la manifattura delle porcellane di Doccia.
Durata : 18′, Regia Leandro Giribaldi

Firenze e il suo Archivio di Stato: una grande storia

Per la prima volta una telecamera entra dentro l’Archivio di Stato di Firenze e i funzionari dell’Archivio guidano lo spettatore alla visione di antichi documenti narranti stralci di storie inedite e segrete della città di Firenze.
Una breve introduzione della direttrice dell’Archivio di Stato di Firenze dott.ssa Carla  Zarrilli sulla storia dell’Istituto a partire dalla sua fondazione nel 1852 presso la fabbrica degli Uffizi. Furono concentrati nel nuovo Istituto gli archivi Diplomatico, delle Riformagioni, Mediceo, delle Regie Rendite, del Regio Diritto, delle Decime granducali, del Monte Comune e Demanio e Corporazioni religiose soppresse. Ad essi si aggiunsero negli anni successivi anche quelli del Ministero delle Finanze, dei Tribunali civili e criminali, della Zecca e delle Revisioni e Sindacati.
Dopo l’Unità d’Italia, stabilito che gli Archivi di Stato ricevessero la documentazione non più utile all’amministrazione corrente, anche l’Archivio di Stato di Firenze accolse i primi versamenti di carte degli uffici periferici dello stato. Tra questi ricordiamo lo Stato civile che raccoglie gli atti di nascita, di matrimonio e di morte di tutte le comunità del granducato di Toscana dal 1808 al 1865; l’archivio della Prefettura, degli uffici giudiziari. Altre acquisizioni importanti furono l’archivio notarile moderno, il catasto toscano del secolo XIX e i numerosi archivi privati acquistati, donati o depositati.

A seguire la dott.ssa Francesca Klein  illustra alcuni documenti risalenti al medioevo e al rinascimento:

° Un libro del muramento della famiglia Martelli, le spese di tutti gli acquisti destinati alla costruzione di una casa del palazzo di famiglia dei Martelli

° Un libro di ricordi di Ugolino Martelli con i nomi, le nascite e le morti dei componenti della famiglia del 1444 con le modalità delle entrate e delle uscite di un libro mercantile.

Nella Firenze del 1300 l’uso della scrittura era molto diffuso, Giovanni Villani scrive che erano da 8000 a 10.000 i bambini e le bambine a Firenze che sapevano leggere e scrivere

° Una lettera del 24 Agosto 1447 di Alessandra Macinghi Strozzi al figlio Filippo Di Matteo degli Strozzi esule a Napoli.

° Un libro del Catasto del 1427.

° Documenti degli archivi della repubblica Fiorentina, gli statuti, gli ordinamenti di giustizia.

° Un esempio di legge eccezionale emanate dal popolo contro i magnati , in cui il popolo delle arti stabiliva che i magnati fossero esclusi dal governo di Firenze.

° L’iscrizione di Dante Alighieri all’ arte dei Medici e Speziali per partecipare alla vita politica.

° Un registro del 1299 che testimonia la partecipazione ai consigli di Dante.

° Un registro ” priorista” su pergamena in cui sono annotati i nomi dei priori.

° I carteggi della Repubblica fiorentina, un registro di lettere scritte di pugno da Niccolò Macchiavelli .

° Un libro di deliberazioni della Signoria degli inizi del 1500

Durata : 27′, Regia Montagni Maurizio

L'alluvione del 1966 nell'Archivio di Stato di Firenze. Dal disastro al recupero

Nel 1966 l’Archivio di Stato di Firenze era ubicato presso la Fabbrica degli Uffizi, e fu coinvolto nella disastrosa alluvione del 4 novembre 1966. Questo straordinario documentario contiene la più completa e analitica descrizione dei fatti che si svolsero presso l’Archivio di Stato di Firenze durante e dopo l’alluvione del ’66, ed è corredato di centinaia di foto inedite che testimoniano tutte le fasi dal salvataggio al recupero.

La dott.ssa Loredana Maccabruni, attraverso i documenti e il materiale fotografico conservati in archivio sull’alluvione del 1966,  narra la ricostruzione storica di tutti questi eventi.

La dott.ssa Rosalia Manno (nel 1966 funzionario dell’Archivio di Stato di Firenze, poi direttrice dal 1993 al 2008) racconta i giorni del disastro e le prime operazioni di salvataggio dei documenti a cui assistette.

Il documentario è corredato di centinaia di foto inedite che descrivono dettagliatamente tutte le fasi che vanno dal salvataggio al recupero , le fasi di asciugamento dei locali, l’accatastamento delle filze sotto il loggiato, i primi interventi di asciugatura presso gli uffizi, l’invio dei documenti danneggiati presso i vari centri di restauro di tutta Italia.

E’ presente anche la testimonianza scritta del prof. Sergio Bertelli, storico,  (allora borsista della Harvard University e frequentatore dell’Archivio di Stato), fra i primi a intervenire il 5 novembre 1966:

“La sera, rientrato a casa, Sam Bernard mi avvisa che all’Archivio di Stato sono disperati e non hanno nessun aiuto. La mattina seguente siamo assieme nel cortile degli Uffizi e cominciamo a intercettare in piazza della Signoria i giovani diretti alla Biblioteca Nazionale, dirottandoli verso l’Archivio. Nel frattempo arrivano anche Alvar Gonzales Palacio. Il direttore dell’Archivio, Camerani, è chiuso nel suo studio, disperato, con la testa tra le mani. Degli archivisti, Guido Pampaloni è stato inviato a Prato a reperire scaffalature. In una situazione così drammatica, di funzionari restano solo Arnaldo D’Addario e la dr.ssa Francesca Morandini. In aiuto al direttore Camerani, Mina, Alvar e io ci costituiamo in comitato d’emergenza. Mentre a D’Addario è assegnato l’incarico di coordinare i soccorsi prestati dai nostri giovani indicando le priorità dei fondi da salvare, la signorina Morandini è nominata sul campo vivandiera per i tanti ragazzi e ragazze impegnati nell’estrarre dall’acqua fangosa, formando lunghe catene umane. Il 7 (o l’8, non ricordo bene) arriva Roberto Abbondanza, direttore dell’Archivio di Stato di Perugia, con due enormi camion della Gondrand. Per prima cosa vuole salvare i manoscritti del fondo Conventi soppressi che porterà con sé ad asciugare negli essiccatoi del tabacchificio perugino. Il cortile degli Uffizi è ormai interamente occupato dai documenti estratti dall’acqua e dal fango, allineati di taglio, come mi hanno insegnato Al primo piano dell’edificio su lunghi tavoli allestiti in tutta fretta, giovani volontari muniti di stecche, iniziano a separare foglio da foglio, per impedire che l’umidità e il fango incollino le pagine”.

Altra importante testimonianza è la relazione della dott.ssa Francesca Morandini, che fu direttrice delle operazioni di recupero del  materiale alluvionato e del primo laboratorio di restauro appositamente creato presso l’Archivio di Stato di Firenze:

“Il mattino del 5 novembre, quando l’acqua si era ritirata, lo spettacolo che presentavano i locali invasi dalle acque era impressionante: un pavimento del piano terreno dalla parte degli Uffizi corti aveva ceduto ed era crollato trascinando con sé pregevoli documenti dell’archivio dei Capitani di Parte guelfa, antica magistratura della Repubblica fiorentina dal XIV sec. Gli altri pavimenti che avevano resistito, ma si erano però curvati sotto la spinta dell’acqua, dovettero essere puntellati prima che si potesse estrarre il materiale dai depositi. Le filze ed i registri dei documenti che si trovavano sulle scaffalature metalliche, dilatandosi sotto l’azione delle acque, avevano scardinato i palchetti che erano caduti nel fango lasciato dall’acqua, per uno strato spesso circa 30 centimetri”.

“La massa dei documenti da salvare era enorme, circa 50.000 pezzi per complessivi 6 km di scaffalatura, il personale esiguo (cinque uscieri, quattro impiegati, otto funzionari, compreso il direttore). Occorreva perciò manodopera per rimuovere dalla scaffalatura i pezzi inzuppati di acqua e di fango, portarli in salvo, asportare il fango dai pavimenti, iniziare l’opera di risanamento del materiale e dei locali. Chi è vissuto a Firenze in quei giorni sa quanto ardua fosse l’impresa perché tutte le braccia disponibili erano impegnate a salvare il salvabile dopo il cataclisma o ad aiutare chi era stato maggiormente colpito. Giunsero subito rinforzi da Roma e da altre parti d’Italia, ma sarebbero stati insufficienti se non si fosse ricorso all’opera dei volontari i quali accorsero in massa a salvare i documenti dopo l’appello che il 5 novembre aveva lanciato per radio il direttore. Fu così che si potè mettere in salvo tutto il materiale alluvionato in tempo relativamente breve, grazie anche, in un secondo tempo, all’aiuto dei soldati che si prodigarono nell’opera di salvataggio trasferendo i documenti alluvionati in vari depositi preparati a Perugia, a Lucca, a Prato, a Pistoia, a Vallombrosa, ad Arezzo e a Roma”

Durata : 26′, Regia Montagni Maurizio

L'Archivio di Stato di Firenze e il restauro dopo l'alluvione del 1966

Il Dott. Piero Marchi responsabile del laboratorio di restauro dell’Archivio di Stato di Firenze mostra varie tipologie di supporto utilizzate nella storia per la conservazione della scrittura:

° Una pergamena del 1077, una bolla Papale indirizzata al Monastero di Santa Felicita di Firenze

° Esempi di filze rilegate con vari tipi di coperta, realizzata con cartone rivestito con pergamena e dei rinforzi in cuoio che servono ad unire la coperta al volume delle carte, tutto cucito pelle di capra allumata, da notare l’assenza di colla che nel passato era ricavata da sostanze organiche che attiravano parassiti.

° Un esempio di filza del monastero di Camaldoli.

° Un esempio di registro , un inventario della corte Medicea del 1500, che a differenza delle filze viene composto nella sua struttura precedentemente alla scrittura.

° Un esempio di registro contabile del Monastero di Camaldoli con la legatura in cuoio.

° Un altro registro con coperta in cuoio impresso e legno che contiene al suo interno un privilegio papale indirizzato al monastero di Camaldoli scritto su pergamena rilegato successivamente con una coperta in legno e cuoio.

 

Vengono mostrati alcuni reperti alluvionati nel 1966 e ancora da restaurare:

° Un registro che appartiene al catasto particellare ottocentesco.

° Un registro pergamenaceo del 1500 appartenente all’archivio della magistratura giudiziaria. Il registro è stato bagnato solo a metà, le carte di questo volume sono incollate insieme, ma il danno irreversibile è che la pergamena nella parte bagnata ha assunto una trasparenza che fa si che si veda contemporaneamente la scrittura sui due lati della pagina.

 

Vengono illustrate dalla dott.ssa Loredana Maccabruni le varie tecniche di restauro eseguite dall’assistente tecnica Marisa Morelli:

° Asportazione dei residui di fango secco dai documenti

° Lavaggio dei documenti separati fra loro con un apposita carta che non si impregna di acqua e non aderisce ai documenti.

° Asciugatura su un apposito telaio

° Rattoppamento dei margini sbrecciati

° Ricomposizione delle filze attraverso la ricucitura dei singoli fascicoli che componevano la filza su lacci di pelle allumata fissati su di un telaio.

Durata : 22′, Regia Montagni Maurizio

La Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e gli angeli del fango

Uno straordinario documento corredato di centinaia di foto inedite che testimonia il lavoro di soccorso svolto da centinaia di giovani accorsi da tutto il mondo presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze chiamati poi “angeli del fango” Le testimonianze dirette degli “angeli del fango” narrano i tragici momenti della furia devastante dell’Arno il giorno 4 novembre 1966.
Ma, nella costernazione per l’immenso disastro, sorge immediato e prepotente uno spirito di solidarietà che coinvolge non solo i fiorentini, ma anche volontari provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo: si comincia a spalare il fango, a distribuire i viveri e con straordinario spirito di sacrificio, migliaia di giovani si dedicheranno a recuperare dal fango i quadri, i libri, le opere d’arte, dando il loro contributo decisivo per salvare il patrimonio artistico di Firenze, così gravemente danneggiato dallo scempio dell’alluvione. Per la loro commovente dedizione e solidarietà, furono soprannominati “gli angeli del fango”
Intervengono con la loro testimonianza gli angeli del fango:
Lo scultore Iorio Vivarelli, Ivano Tognarini, Sergio Marchini, Rosaria Di Loreto, Letizia Matteucci.
Il documentario e’ corredato di filmati inediti dell’ alluvione e di centinaia di foto inedite del dopo alluvione e degli angeli del fango al lavoro.

Durata : 21′, Regia Leandro Giribaldi

La Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze dopo il 1966

La biblioteca Nazionale Centrale Di Firenze deve le sue origini ad Antonio Magliabechi, bibliotecario del granduca Cosimo 3° il quale morendo nel 1714, lascio’ la sua ricca biblioteca di circa 30.000 volumi alla città di Firenze. Il lascito venne collocato a palazzo vecchio.
L’obbligo di deposito impose a tutti gli stampatori del Granducato di depositare ogni copia di ciò che veniva pubblicato presso questa biblioteca che prese il nome “Magliabechiana” dal suo fondatore.
Oggi il patrimonio della biblioteca e’ di 6.000.000 di volumi.
Nel 1966 la biblioteca fu colpita duramente dall’alluvione.

Nel sottosuolo rimasero danneggiati:

° La preziosissima raccolta di giornali a partire dal ‘600.
° I volumi Palatini e Magliabechiani di grande formato.
° 1.000.000 di libri moderni gettati
° 70.000 volumi antichi e di pregio
° 40.000 opuscoli
° 25.000 testate di periodici.

Il grande aiuto venne dagli angeli del fango, giovani arrivati da tutte le parti del mondo.
Le prime tecniche di recupero risultarono non corrette esempio per favorire l’asciugatura della carta furono tolte le coperte dai libri.
Anche gli interventi per l’asciugatura della carta furono inizialmente errati, utilizzando segatura e talco.
Gli aiuti internazionali indirizzarono i libri per l’asciugatura presso tabacchifici, fornaci per ceramiche.
Gli angeli del fango lavorarono senza corrente e telefono in mezzo al fango, fu necessaria la vaccinazione di massa. Rimasero in biblioteca dal 5 di Novembre fino alla fine di Gennaio. Molto materiale fu portato a forte belvedere dove venne istituito il primo centro di restauro.
Il restauro si trasformò in una operazione industriale vista la mole di volumi danneggiati.
La cooperativa, sotto la guida di esperti tedeschi australiani e americani, iniziò l’operazione di restauro lavorando a livello industriale, creando gruppi specializzati nel lavaggio, gruppi per il risarcimento delle carte, gruppi addetti alla rilegatura.
Oggi ne restano da restaurare circa 18.000, circa 4.400 volumi sono andati dispersi. Sono stati quasi interamente recuperati i giornali, sono stati recuperati i volumi antichi, sono da recuperare le miscellane, sono state recuperate le carte geografiche.

Durata : 15′, Regia Leandro Giribaldi

La Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e Il restauro dopo l'alluvione

Al suo costituirsi, il Laboratorio si organizzò in una grande catena di montaggio (collazione, scucitura, operazioni umide, rattoppo, cucitura, legatura) capace di affrontare il restauro del libro in maniera necessariamente “industriale”, ma anche innovativa. Ogni volume era accompagnato da una scheda che, insieme ai danni, descriveva la struttura originale, presa come punto di partenza per la scelta di una nuova veste rispondente a canoni rigidamente funzionali. Con questo si affermò un nuovo concetto nel restauro librario, fino a quel momento indirizzato verso la ricostruzione pseudo-filologica del singolo pezzo.

Nel documentario vengono esaminate le varie fasi di intervento di restauro:

° Scucitura del libro
° Operazione di lavaggio su legno marino che galleggia in acqua deionizzata su vasche termostatate
° Utilizzo di metilcellulosa per asportare gli agglomerati di fango
° Deacidificazione in vasca riempita con soluzione di semisatura di idrossido di calcio
° Collatura con pennello largo e soluzione di metilcellulosa
° Asciugatura all’aria
° Restauro delle carte con integrazione delle lacune, di strappi o tagli con carta giapponese a fibre lunghe senza trame
° Imbrachettatura o restauro dei bifogli e la loro ricomposizione, ricostruzione dei fascicoli, operazione di ricucitura effettuata a mano su un telaio, indorsatura su cuoio sfiorato e carta giapponese, realizzazione dei capitelli, assemblaggio del corpo del libro ai quadranti.

Durata : 15′, Regia Leandro Giribaldi

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